Quella che segue è la seconda di 3 parti di un saggio di Armando Luisi, docente della scuola di Counselling G.Ri.Fo., dal titolo “Paura e Libertà”, che abbiamo la fortuna di pubblicare sul nostro Blog per offrirvi un nuovo punto di vista sulla funzione del Counselling. Se vi siete persi la prima, potete recuperare qui.

LA PAURA

Il potere delle pressioni esterne può agire su molte leve: la suggestione, lo stato di necessità, la soggezione psicologia, la paura. Soffermiamoci su quest’ultima, oggi molto discussa come una delle cause di un crescente individualismo che spinge ad erigere muri fra gli esseri umani.

La paura può assumere diverse sembianze, si può presentare con comportamenti di evitamento/aggressione, attacco/fuga, incongruenza, inautenticità, ipocrisia, blocco, sviluppo di convinzioni su di sé, sugli altri, sul mondo.

Gli effetti della paura e della compressione della libertà si possono riverberare sull’intero ambito dell’agire umano, a partire dalla comunicazione.

La paura rende la comunicazione e il rapporto relazionale poco autentici. La paura porta al nascondimento del proprio pensiero e a comunicare con le parole oggetti diversi da quelli che si comunicano con il proprio corpo. Quando le persone non corrispondono alle modalità con le quali sono espresse (il paraverbale e il non verbale), il loro significato recede sullo sfondo e prevale il significato veicolato dal corpo. La pragmatica della comunicazione umana ha posto in evidenza il valore della comunicazione verbale e di quella non verbale: quando le due realtà non sono tra loro positivamente correlate vale il come più del che cosa.

La scelta delle parole, il modo in cui è costruita una frase o l’altra, il tono di voce con cui una o l’altra viene fisicamente pronunciata, i gesti che l’accompagnano e così via trasmettono un senso che non c’entra con l’informazione trasmessa, ma con le persone che la stanno trasmettendo.

La PNL dedica una particolare attenzione sia alla scelte linguistiche sia ai segnali del corpo, anche quelli più piccoli e, apparentemente, insignificanti.

Ci suggerisce di cogliere i segnali della distanza fra le parole utilizzate, le nostre rappresentazioni mentali e l’esperienza sulla base delle quali sono state prodotte. A tale scopo ha messo a punto e suggerisce un modello operativo detto metamodello, mediante il quale si può aiutare la persona a recuperare quanto della sua esperienza e della sua rappresentazione mentale è stato generalizzato, modificato o cancellato.

Ci suggerisce anche di cogliere i segnali non verbali dell’incongruenza e dell’assenza di autenticità attraverso lo sviluppo della capacità di calibrazione.

Uno dei presupposti della PNL è proprio il presupposto dell’incongruenza.

Si determina incongruenza quando vengono inviati messaggi contrastanti, da parti diverse della stessa persona.

Le persone dicono ciò che esprimono con le parole, ma, soprattutto, dicono ciò che fanno (ciò che faccio reca il segno di come il cervello sta funzionando).

Già Gregory Bateson (antropologo, genetista, studioso della comunicazione animale e umana) proponeva l’osservazione diretta e attenta delle persone dalle quali si intende imparare: “se volete conoscere il lavoro di un fisico, non dovete limitarvi ad ascoltare le sue teorie, andate nel suo laboratorio e osservate attentamente quello che fa”.

Pensiamo a quanto l’osservazione diretta è importante per i processi di modellamento! Chi di noi non è debitore di un suo modo di fare nei confronti di qualcuno?

L’autenticità, insieme con l’accettazione positiva incondizionata e il rapporto empatico, è anche una delle tre condizioni per lo svolgimento efficace della relazione di aiuto, secondo il pensiero di Carl Rogers.

Per Rogers l’autenticità indica la congruenza, la genuinità, la capacità di essere se stessi in piena libertà e molto profondamente.

La genuinità ha a che vedere con l’autenticità dell’interesse “caldo” del counsellor per l’individuo. Gli stratagemmi nei colloqui non fanno progressi; ci deve essere relazione calda fra chi chiede e chi dà aiuto.

Se il counsellor mostra esternamente un sentimento o un atteggiamento, mentre internamente o inconsciamente ne sta esperendo un altro, la probabilità di successo diminuirà. La genuinità non può essere artificialmente costruita, è una consapevolezza naturale del counsellor verso la propria esperienza; essa permette di essere più consapevoli dell’esperienza del cliente.

Autoconsapevolezza di sé e consapevolezza dell’esperienza del cliente si alimentano reciprocamente.

FERMIAMOCI UN ATTIMO A RIFLETTERE

Come può essere autenticamente se stesso chi vive nella paura di esprimersi e di agire e chi è sottomesso a qualche potere che ne limiti la sua libertà personale?

La mancanza di autenticità determina l’incongruenza, che sia volontaria o meno; è l’anticamera dell’ipocrisia. Ipocrita è il fariseo che non agisce secondo le regole dettate da Dio ma secondo le consuetudini dettate dagli uomini.

Cristo cita Isaia che scrive sui farisei e gli scribi.

“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

L’ipocrisia si manifesta con la negazione, esplicita o implicita, di qualche cosa, con il nascondimento di un pensiero, con il rifiuto di una verità o di una certezza.

Una delle manifestazioni più frequenti dell’ipocrisia è la negazione del pensiero che esista un “essere di potenza sconfinata” (Jung). Chi si ostina a rifiutare questa idea spesso erige a divinità “il vitello d’oro”, oggi sotto forma di progresso, di accumulo, di competizione, di possesso.

L’ipocrisia spinge ad agire difformemente rispetto a ciò in cui si crede, a ciò che si dice.

L’ipocrisia e l’egocentrismo alimentano la paura di perdere qualcosa o che il mondo assuma un ordine diverso dal proprio. Le due cose, unite, scatenano forme di individualismo esasperato e la convinzione che il singolo individuo possa ottenere tutto ciò che desidera.

Credi e potrai è il mantra che viene insegnato in certe scuole di coaching o in ambienti fortemente competitivi. Credi e potrai è il motto di chi non si accontenta di aver scoperto il proprio sé e di avere il coraggio di essere quel sé. Credi e potrai è l’invito a essere sempre più all’altezza, diversi da quello che si è, rivendicando margini di libertà che poco tollerano il rispetto della libertà degli altri.

Credi e potrai è il motto di chi non si accontenta, di chi misura il suo valore in base a quello che produce e realizza, di chi considera il successo e il riconoscimento sociale come altra misura del proprio valore (anche se questa misura è virtuale, come virtuale è l’amicizia che viene elargita a piene mani e senza alcun impegno attraverso i social).

Chi, invece, dichiara di credere nell’uomo, nell’umanità come valore in sé, accoglie il principio che vuole l’uomo come valore a prescindere da quello che fa, dalla sua provenienza, dalla religione ed etnia. È l’uomo che conferisce valore a quello che fa. Diceva Martin Luther King “se anche fai lo spazzino, fai in modo che la gente, passando dove hai pulito, possa dire – qui è passato un grande spazzino”.

Chi sottomette il valore intrinseco dell’umanità a quello che l’umanità produce o realizza assume il principio che l’uomo acquisti valore dalla sua provenienza, dal reddito prodotto, dal ceto al quale appartiene. Se si assume il precetto degli uomini, in base al quale ciò che faccio determina quello che valgo, che valore dare a chi è disoccupato, emarginato, abbandonato, ammalato, anziano, profugo, carcerato? Quale valore assegnare agli ultimi fra gli ultimi dei quali si è occupata Santa Teresa di Calcutta?

Per i cristiani l’autenticità si realizza quando mettono in pratica la parola di Dio e non ne restano soltanto ascoltatori.

Per i laici l’autenticità si realizza quando mettono in pratica i valori in cui credono e non si limitano soltanto a dichiarali.

Il counselling richiede che chi si accinge a praticare la relazione di aiuto mostri autentico interesse, rispetto e accettazione per chi si rivolge a lui.

Il counselling richiede, dunque, che il professionista della relazione di aiuto sia libero dalla compulsione di conquista e di supremazia, che sappia accogliere senza giudicare, che sia libero dalla paura di apparire accogliente, a sua volta fragile e bisognoso di aiuto.

Il percorso professionalizzante del futuro counsellor può prevedere che egli si prenda cura di sé, delle paure che lo frenano o che lo spingono a girare armato fra le strade del mondo. Può prevedere impegno a sperimentare una libertà responsabile, non apodittica.

Il percorso di formazione del counsellor non può essere di semplice allenamento alle tecniche, che pure possono essere importanti, di conoscenza di modelli e teorie, che sono sicuramente utili per ampliare la propria mappa del mondo. Alle tecniche, ai modelli, alle teorie occorre associare una costante attenzione ai processi di evoluzione personale.

Se con le tecniche, i modelli e le teorie si fanno passi avanti nella pratica, con l’evoluzione personale si fanno passi in alto, si sostiene quel processo di ascesi verso nuove dimensioni valoriali e più ampie visioni della vita, verso nuovi orizzonti dello spirito.

Ascesi significa “Pratica spirituale che mira a ottenere il distacco dal mondo e la conseguente perfezione interiore mediante l’abnegazione e l’esercizio delle virtù”. L’ascesi riguarda la dimensione dello spirito e la ricerca di una perfezione interiore che non potrà darsi una volta per tutte. L’esercizio della virtù e l’abnegazione trovano ostacoli quotidiani e continue opportunità di allenamento. Tutto il percorso di formazione del counsellor potrà essere pensato per questo allenamento.

Non scholae, sed vitae discimus (non impariamo per la scuola, ma per la vita): se questo vale per la scuola in genere, vale ancora di più per la scuola di counselling.

Armando Luisi, Ex Dirigente scolastico, Gestalt Counsellor e Formatore Professionale, Master Trainer PNL. Ha svolto per dodici anni attività di ricerca e formazione presso l’IRRSAE (poi IRRE) dell’Emilia Romagna.